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SHINTOISMO

Giovanni De Sio Cesari

 

Lo shintoismo, religione nazionale del Giappone, ha caratteri del tutto eccezionali come tutto è eccezionale nella storia del Giappone

 Più che elencare una serie di credenze e principi etici, come in genere sia fa (vedi Wikipedia), ci sembra più opportuno e chiarificante inquadrare invece questa particolarissima religione nel contesto storico particolarissimo in cui si è maturata.

In effetti  lo Shintoismo tradizionale ha carattere del tutto analogo alla religiosità popolare cinese. La stessa parola  “shinto” deriva dal  cinese “shin  tao” e significa  “sentiero della divinità”.   Come in Cina l’idea di un esser unico superiore, creatore e ordinatore  del mondo, è messo in ombra o non esiste proprio: invece molto viva è la credenze negli spiriti (Kami) che circondano  gli uomini e sono dappertutto  nella natura. Di essi alcuni  sono benefici e altri malvagi, alcuni sono le anime dei defunti e altri esseri naturali. Il termine “Kami” è  tradotto comunemente con “dei” ma la traduzione non rende l’idea e può essere fuorviante.

Comunemente, in Occidente, il Giappone è considerato un paese più evoluto rispetto alla Cina: ma questo può essere vero solo nell’’ultimo secolo. In realtà il Giappone è culturalmente parlando un paese periferico della civiltà dalla Cina dalla quale ha infatti ricevuto la sua cultura (un po come i Germani da Roma). Pertanto si sono diffuse  anche le correnti religiose cinesi, il Buddismo soprattutto e poi anche il confucianesimo e il taoismo

La sua formazione come stato è molto più recente della Cina: la prima  è stata unificata intorno nel 200 a C. mentre  solo ne 1600 d. C.  il Giappone è diventato uno stato vero proprio. Nei secoli precedenti il Giappone  fu teatro  di una lotta infinita fra i vari clan ciascuno dei quali era guidato da un daimyo ( (talvolta tradotto impropriamente con barone). Essi si combattevano con i samurai, uomini dediti esclusivamente alla  guerra, spietati  con gli altri e son se stessi. Possiamo paragonarli  un pò alle nostre lotte feudali : ma il nostro codice cavalleresco era molto più umano perché profondamente  influenzato dal cristianesimo mentre i samurai e daimyo era spietati con gli altri e con se stessi: i nemici venivano uccisi e ogni infrazione al  bushido ( codice samurai) comportava l’obbligo per il colpevole di fare karakiri , il suicidio rituale con la propria “catana” (spada)

Tuttavia i Giapponesi, pure in lotta feroce fra di loro, si sentivano una nazione proprio perche condividevano lo shinto e in particolare una sua credenza  in una sua figura :  il “Tenno” (= “sovrano celeste”  impropriamente  tradotto con imperatore) che veniva  ritenuto un  discendente diretto della dea Amaterasu (la dea del sole). Viveva appartato in una sua corte sacra, venerato come un essere divino e mai si mostrava ai suoi sudditi In realtà egli non governava affatto  ma era una figura religiosa, il governo era affidato invece allo shogun comunemente tradotto con primo ministro: in realtà era il capo politico ereditario quindi l’imperatore, potremmo dire. I gesuiti sbarcati in  Giappone nel ‘600 paragonarono il  Tenno al papa e lo shogun all’imperatore e con tutte le enormi differenze,il paragone rende comunque ì’idea.

 Lo shintoismo era obbligatorio ma  non escludeva  le altre religioni cosi avveniva come il culto della divinità dell’imperatore nel tardo Impero Romano: ciascuno poteva  poi coltivare altri culti e quello più diffuso fu sempre il buddismo, come nel resto dell’Estremo Oriente.

Nella  battaglia di Sekigahara nel 1600 uno dei  daimyo Leyasu del clan dei Tokugawa sbaragliò  sanguinosamente tutti i rivali, assunse la carica di shogun e la rese ereditaria. Il Giappone divenne allora uno stato assolutistico burocratico. Fatto unico nella storia si chiuse pero in un assoluto isolamento impedendo qualunque contatto con l’estero  e si mantenne in pace per quasi tre secoli fino a che  nel 1854, una nave da guerra Usa forzò il blocco entrando nel porto di Tokio e il Giappone fu costretto a prendere contatto con il resto del mondo. Seguì. quindi un periodo di contrasti fortissimi interni fra chi voleva imitare il  mondo occidentale e chi invece tale aperture paventava. Il problema ebbe una soluzione imprevedibile: il Tenno, che era sempre stato  semplicemente un simbolo religioso,  prese il potere politico effettivo con una specie di colpo di stato e abolì lo shogunato. Con la sua alta autorità religiosa  impose a tutto il  Giappone una modernizzazione forzata e radicale (periodo meiji).  Furono letteralmente  adottati codici e istituzioni europee soprattutto dalla Germania e dall’Inghilterra. Il Giappone, quindi, con la vittoria sulla Cina del 1995  e poi sulla Russia nel 1905, divenne una potenza al pari di quelle occidentali e iniziò anche sua politica coloniale ai danni della Cina che nel frattempo era entrata in crisi profonda

A questo punto sarebbe stato da aspettarsi che la credenza scintoista della origini divine del  Tenno sarebbe stata messa da parte. Avvenne invece esattamente il contrario: lo shintoismo divenne religione  di stato,  insegnata puntigliosamente in ogni scuola o istituzione

Il nazionalismo giapponese quindi ebbe una coloritura religiosa del tutto estranea agli altri nazionalismi del Novecento.

I Giapponesi si sentivano guidati da una forza divina. il nazionalismo acceso si collegava al fanatismo religioso per il quale nessun mezzo, nessun sacrificio doveva o poteva essere risparmiato per raggiungere la vittoria finale, per ubbidire al Tenno.  Questo spiega in parte  il fanatismo con il quale i Giapponesi si segnalarono nella Seconda Guerra Mondiale. Il codice dei samurai che era ristretto a una particolare casta  divenne il codice generale di tutti i soldati che si sentivano tutti dei samurai ai servizio non di un daimyo (signore) particolare ma della divinità shintoista del  Tenno : il soldato giapponese alla prigionia preferiva fare karakiri. L’azione dei kamiKaze  ( vento degli dei) deriva il nome da un antica credenza shintoista secondo la quale la divinità aveva suscitato una tempesta per distruggere la flotta mongola che si apprestava alla invasione del Giappone. Ma nel 1945 la guerra era persa, le bombe di  Hiroshima e Nagasaki tolsero le ultime illusioni di poter continuare una guerra disperata. Tuttavia nel Giappone era diffusa l’opinione che gli americano avrebbero fatto cose terribili e che quindi  era meglio morire che arrendersi. Si videro a Okinawa donne gettarsi in mare abbracciati ai loro figlioletti pur di cadere nelle mani degli americani.  A salvare il Giappone dall’estrema rovina  fu proprio il  Tenno Hiro Hito: era l’unico, in quanto voce della divinità, in grado di far cessare veramente le ostilità. E infatti per la prima volta nella storia, attraverso la radio i giapponesi sentirono la voce del  Tenno  che  invitava tutti alla resa. Di incanto tutti i Giapponesi deposero le armi, si arresero e un corpo di occupazione americano prese possesso pacificamente del Giappone. Presto fu instaurata una democrazia  almeno formalmente di stampo occidentale. A questo punto il  Tenno riconobbe formalmente di non essere affatto discendente della dea ma solo da una dinastia antichissima. Perse quindi il suo carattere divino che era il punto di base dello shintoismo ma non il  rispetto dei sudditi che si mantiene tuttora  altissimo. Pero lo shintoismo non fini per questo. Si è mantenuto come  una religione nazionale con propri templi e proprio clero. Ha cercato nuove vie, ha avuto sviluppi culturali moderni e vivaci, attenuando o perdendo il motivo nazionalista  esasperato per abbracciare una visione più aperta e pacifica. Bisogna sempre  tener conto che lo shintoismo per sua nature è compatibile con altre religioni

La pratica religiosa però  in Giappone è andata fortemente declinando: molti considerano il Giappone il paese meno religioso del  mondo accanto ai paesi baltic