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I MARONITI DEL LIBANO

Giovanni De Sio Cesari

 

La comunità maronita del Libano è l’unica comunità cristiana del Medio Oriente a non esser minoranza nel proprio paese e anche forse l’unica a essersi sempre mantenuta fedele alla Chiesa Cattolica ed è molto vicina attualmente al Papa.

La comunità fa riferimento a San Marone un anacoreta siriaco di cui sa poco, morto nel 410 in ricordo del quale fu costruito un monastero a Apamea, sulle rive del fiume Oronte di cui pero non resta traccia.

In realtà la comunità fu rifondata da Giovanni Marone ( che non va confuso con San Marone) nel periodo della invasioni mussulmane per sfuggire alle quali la comunità si trasferì nelle aspre e disabitate montagne del Libano che divennero la loro sede tradizionale fino ad epoca recente. La comunità rimase sempre fedele alla ortodossia di Roma, non partecipando a nessuna delle tante eresie che funestarono l’oriente bizantino. A causa della dominazione araba perdette i contatti con Roma che furono poi ripresi al tempo delle crociate. Con la fine del regno di Gerusalemme i maroniti persero nuovamente gli stretti contatti con Roma ma si mantennero nella fede cattolica senza grandi contrasti con vicini mussulmani, chiusi come erano nelle loro inaccessibili monti. Nel 1860 furono assaliti dai Drusi su istigazione dei Turchi: intervennero però le potenze europee che imposero di rispettare la antica tolleranza verso di essi. Con la fine dell’impero Ottomano si aprirono nuove prospettiva per i maroniti. Fu creata infatti la repubblica del Libano nella quale essi avevano una maggiorana relativa e non erano più una minoranza più o meno tollerata. Allora dai loro monti aviti si trasferirono nella pianura abitando anche la parte est della capitale Beirut. In breve divennero la parte più prospera ed evoluta del Libano. Nella costituzione redatta dai Francesi (che avevano il mandato di governare la Siria e il Libano ) fu stabilito che a ognuna delle tante comunità del Libano toccasse in esclusiva una carica di governo. Ai maroniti toccò quella più elevata del presidente della repubblica.

Il libano dopo la seconda guerra mondiale divenne un paese prospero tanto da esser definito definita la" Svizzera del Medio Oriente" essenzialmente per merito dei maroniti

Pace e benessere si dissolsero quando in seguito alla " guerre dei sei giorni" e alla repressione del settembre 1970 in Giordania le milizie palestinesi si trasferirono in Libano con il proposito di farne la base nella lotta ad Israele. Saltò allora il delicato equilibrio fra le comunità libanesi, inizio una sanguinosa e guerra civile ( 1975 -1990) i cui effetti disastrosi continuano fino ai nostri giorni. In pratica tuttora in Libano il governo non controlla affatto il territorio che è diviso in zone controllate dalle milizie delle singole comunità etnico religiose

La milizie della comunità maronita prendono il nome in arabo di "Kataeb", tradotto nelle lingua europee con "Falange" in assonanza con la termine che in Spagna avevano le milizie di Franco durante la guerra civile. In realtà non hanno nulla in comune con quelle oltre il nome: non si tratta infatti come spesso erroneamente si dice di un partito di destra ma semplicemente della milizia di una comunità. Particolare risonanza ebbe a livello mondiale internazionale la strage nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila.

Avvenne che si era giunti a una composizione della lunga guerra civile e era stato eletto, secondo la partizione indicata dalla costituzione come presidente della repubblica il maronita Bashir Gemayel. Ma un terribile attentato uccise il presidente con una cinquantina di suoi seguaci e la responsabilità. a torto o a ragione, fu attribuita ai Palestinesi. Per ritorsione milizie falangiste entrarono nel campi di profughi palestinesi di Sabra e Chatila e perpetrarono un orribile massacro ( le stime variano da 700 e le 3.500 vittime) Poichè il territorio nel quale avvenne il massacro in quel momento era controllato dagli Israeliani questi furono considerati responsabili per non averlo impedito benchè ne fossero, a quanto pare, perfettamente informati. In realtà il massacro fu solo uno dei tanti perpetrati negli anni della guerra civile ma il coinvolgimento di Israele e quindi indirettamente degli USA dette a quei fatti una notorietà che altri avvenimenti simili avvenuti in quegli anni non hanno avuto.

Attualmente la comunità maronita rimane la più ricca del Libano e politicamente è divisa fra due clan spesso in contrasto: quello dei Gemayel (milizie: falange ) e quello di Chamoun (milizie le tigri libanesi )

La chiesa maronita e sui iuris, cioè autonoma, segue gli antichi riti orientali della chiesa di Antiochia e usa come lingua liturgica un idioma siriaco ( simile all’aramaico, la lingua di Gesù)

Il patriarca della chiesa viene insignito della porpora cardinalizia. Attualmente il patriarca è mons. Bèchara Rai che non è stato ancora nominato cardinale

E succeduto nel marzo 2011 al precedente, mons Nasrallah Pierre Sfeir che si è ritirato per la tarda eta avendo compiuto 90 anni