Pubblicato su www.cattolici.net   lunedi 25/10/04      HOME

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RIMOZIONE DELLA MORTE
di: Giovanni De Sio


Un tempo la morte era un avvenimento sociale: si affrontava il giorno della maggiore angoscia in mezzo ai propri cari, fra l’affetto dei familiari e degli amici e un sacerdote era presso il capezzale per aiutare il fedele a prepararsi all’incontro con Dio .
Il “ memento mori” ( ricordati che devi morire) non solo era talvolta ripetuto da persone appositamente incaricate ma era qualcosa che la vita quotidiana non permetteva di dimenticare. I funerali erano solenni , coinvolgenti, la morte faceva parte della vita comune
Poi per grazia di Dio,è venuto il progresso e la medicina, è venuto il benessere , è venuto il consumismo. Come si può spingere al consumo chi ha tristi pensieri di morte? E poi ormai essa è cosa che riguarda persone remote come i nonni. gli anziani, le vittime della fame e delle guerre in terre lontane
Si parla ai bambini di sesso ma non della morte perché potrebbero essere turbati. E anche fra persone adulte, bene educate, l’argomento viene evitato e, se proprio se ne deve parlare, si usano termini allusivi o freddamente scientifici.
Cosi si muore ormai soli, negli ospedali, luoghi remoti dalla vita, in mezzo a estranei professionalmente indifferenti, lontani dalle persone che si amano. Una specie di congiura del silenzio nega ogni consapevolezza al morente impedendogli non solo di sistemare i suoi affari terreni e soprattutto spesso negandogli anche quei conforti religiosi che sono un diritto di ogni fedele.
E’ nata anche tutta una branca della psicologia con relativi master e specialisti per trattare i malati terminali
A noi sembra invece che la realtà della morte non debba essere nascosta: essa esiste è la compagna della nostra vita che non ci dimentica mai e non dobbiamo dimenticarci di essa, la vita e la morte sono un binomio indissolubile l’una prende significato e valore dall’altra.
E soprattutto il cristiano muore nella speranza della vita eterna…

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