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Problemi e società

Tolleranza islamica

Giovanni De Sio

Lunedi ,12 gennaio 2009------------------------- Alcuni ritengono che l’Islam sarebbe più tollerante in fatto di religione dell’occidente cristiano: in realtà si tratta di un fraintendimento: non esiste nulla, nell’ambito dell’islam a tutti i livelli anche quelli più moderati , di simile alla libertà religiosa affermatesi in Occidente. Partendo dal Corano troviamo una distinzione fondamentale dei non credenti fra gli idolatri e gli Ahl al-Kitab (“genti del libro” cioè della bibbia, cristiani ed ebrei) Per i primi non è prevista alcuna tolleranza che è invece concessa ai secondi. Storicamente per quanto riguarda gli idolatri ci si riferiva alle genti arabe alle quali veniva posto l’alternativa fra perire e convertirsi Per i cristiani ed ebrei il problema si poneva diversamente: l’Islam conquistò con la forza delle armi tutto il Medio Oriente in un mondo già da secoli pienamente e unanimemente cristiano: la conversione improvvisa e coatta di tutti i popoli conquistati sarebbe stata una follia dal punto di vista politico. Anzi l’espansione militare fu anche ampiamente favorita dalle lotte interne fra cristiani per le quali i musulmani potevano essere considerati al limite una soluzione. Ma i mussulmani non erano certo inclini alla liberta religiosa e tanto meno al laicismo, tutt’altro, L’islam, infatti a differenza del Cristianesimo, che è essenzialmente una filosofia teologica, è invece soprattutto una “legge” che Dio ha consegnato a Maometto. (Shari’ah , la via): un complesso di norme che regolano tutta la vita della comunità in tutti gli aspetti, a volte anche in quelli più minuti, da come vestirsi a cosa mangiare, dalle successioni ereditarie alla procedure giudiziarie. Si trattava però di una legge religiosa e come tale valida solo per i credenti: per i non credenti si tollerava che potessero regolarsi in base alle proprie leggi e tradizioni. Si creavano quindi comunità distinte: cristiani ed ebrei non furono mai equiparati ai mussulmani,” la parte migliore” e l’unica che avesse la pienezza dei diritti politici : venivano considerati dhimmi (protetti) in cambio di una tassa detta gizha che dovevano pagare ai mussulmani spesso con modalità umiliati (shāghirūn ) Vigeva il principio di segregazione delle due comunità: la tolleranza era subordinata a certe condizioni che escludevano ogni liberta di espressione di pensiero che invece è la base essenziale della moderna libertà di religione. La condizione dei dhimmi pertanto, in effetti poteva variare moltissimo secondo l’arbitrio delle autorità che poteva più o meno essere generose o tiranniche. Il passaggio graduale delle popolazioni sottomesse all’islam era così favorito dal desiderio di uscire dalla propria emarginazione e di ottenere la pienezza dei diritti: molti cristiani catturati nelle scorrerie dei pirati turchi raggiunsero alte posizioni aderendo all’islam che accettava senza alcun pregiudizio razziale chiunque aderisse alla vera fede. D’altra parte una legge fondamentale dell’islam vieta che si possa passare dall’islam ad altra religione ( anche a quella prima professata) comminando la pena di morte: veniva e tuttora viene assolutamente vietato qualunque apostolato dei non musulmani. Dal ‘600 e sorse in Europa l’idea della libertà religiosa come effetto di una nuova concezione dei rapporti fra religione e stato La legge civile cessò di essere sentita ed identificata con la morale e quindi con il suo fondamento religioso : il reato viene distinto nettamente dal peccato, la legge civile non pretende più di essere l’espressione della morale derivante da Dio La distinzione fondamentale fra legge civile e legge religiosa ha gradualmente superata la antica concezione secondo la quale un popolo è identificato dalle sue leggi religiose: ciascuno poteva quindi liberamente adottare la fede religiosa che voleva ( o nessuna ) senza per questo mettersi fuori della comunità statale Gradatamente, non senza drammatici contrasti e rivoluzioni e antirivoluzioni si è giunti quindi a stabilire la liberta religiosa. Essa non si riferisce più alle comunità costituite (come nel mondo islamico) ma al singolo che può, a proprio giudizio, aderire liberamente alla fede (o ateismo) che vuole La libertà religiosa è stata giustamente definita la prima e la matrice di tutte le altre libertà Infatti se si considera che una religione deve valere per tutto il popolo ne discende che i principi di quella religione debbano valere per tutti e quindi i principi stessi non possono essere discussi ma solo accettati: la applicazione della sharia’ah per quanto possa contemplare della tolleranze è di per se intrinsecamente la negazione della libertà religiosa e quindi di ogni altra libertà. intesa in senso moderno occidentale.

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