Pubblicato su www.cattolici.net        lunedi 3/7/06             HOME

Problemi e società

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CATTOLICO NON PRATICANTE

 

di Giovanni De Sio Cesari

 

 

L’espressione è di uso comune e con essa viene  indicate una parte non trascurabile della popolazione dei paesi tradizionalmente cattolici

 Ma cosa vuol dire esattamente?

 Può indicare coloro i quali pur essendo stati battezzati nella fede cattolica in seguito però la hanno rigettata: quindi in pratica gli atei che per volontà dei genitori o per semplice tradizione sono stati battezzati

 Tuttavia non è questo il significato sul quale vogliamo soffermarci : molti infatti  la usano per indicare una propria situazione spirituale  rigettando l’idea del semplice ateismo o  di aderire ad altre confessioni religiose.

A prima vista pare una contraddizione in terminis

 Se una persona è cattolica  perchè mai non dovrebbe poi praticare, cioè seguire i precetti della religione in cui crede?

 Sarebbe qualcosa di  incomprensibile. Altro è dire infatti che un credente  non riesce, pur desiderandolo o sforzandosi, a seguire adeguatamente  i precetti religiosi. Tale è la condizione del peccatore e il cristiano si professa sempre peccatore anche e particolarmente quelli che poi vengono proclamati santi e beati dalla Chiesa o dalla voce popolare.

Ma qui invece per non praticanti non si intende il peccatore per fragilità umana ma chi invece decide  deliberatamente di non seguire i precetti religiosi .

 Il non praticante si astiene della azioni di culto come assistere alla messa, o comunicarsi o anche semplicemente  pregare ma anche spesso si pone in contrasto con alcuni punti che vengono considerati discriminanti o qualificanti  come il divorzio, l’aborto ecc.  Tuttavia non bisogna pensare che il “credente non praticante” sia semplicemente un incoerente e basta. Fra la  fede e la non fede vi sempre infatti una vasta ampia fascia intermedia che qualcuno potrebbe definire “grigia”. C’è una area o un tempo nel quale si cerca  la fede o la si ricerca dopo averla persa : è il cammino della fede magistralmente descritta da S. Agostino nelle “confessioni ” in cui a un certo punto l’intelletto è convinto ma l’anima non è ancora pronta ad abbracciare la fede. Può essere un tempo molto lungo, un cammino complesso perchè abbracciare la fede non è semplicemente  avere una certa convinzione ma un movimento di tutta la personalità 

Può esser anche la condizione di chi pur avendo perduta la fede in Dio o solo nella sua Rivelazione secondo la tradizione cattolica, pur tuttavia  continua a sostenere, a condividere i suoi valori.

In ogni caso è una condizione di incertezza dalla quale sarebbe auspicabile uscire ma che comunque impone sempre rispetto e considerazione come  sempre è dovuto alla condizione umana della ricerca e del dubbio.

 

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