Pubblicato su www.cattolici.net        lunedi 5/6/06             HOME

Problemi e società

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RELIGIONE E RELIGIOSITA’

di Giovanni De Sio Cesari

 

Molti sostengono che non vi sono sostanziali differenze fra  le religioni in quanto in tutti gli uomini opera la medesima spinta  al sacro al trascendente  al bene . Una tale impostazione può essere accettabile purchè se ne definisca con chiarezza il significato

Bisogna chiarire  che intendiamo per religione. Possiamo  intendere per religione la generale  credenza dell’esistenza di due distinti ordini di fatti uno immanente nel mondo (materiale)  e uno trascendente ad esso (spirituale) e quindi anche il sentimento religioso   Ci riferiamo in questo caso a  quella che chiamiamo comunemente religiosità  (pietas), che nella  teologia cristiana puo essere definita “religione naturale” e che nell’Islam viene definito  “Din”. In tal caso possiamo allora dire  allora che tutte le religioni ( religiosita ) sono simili.

 Ma normalmente la religione non si esaurisce  in questo ambito che forma solo  il punto di partenza,la premessa logica e psicologica ma viene a costituirsi in  un corpo  più o meno organico di  di credenze  e di precetti (religioni positive): in questo ambito allora  le differenze sono grandi

Per gli Aztechi bisognava sacrificare un gran  numero di uomini al dio sole perchè facesse  crescere le messi mentre  alcuni indu si coprono la bocca per non uccidere nemmeno un moscerino, per il Cristianesimo  il mondo deve essere evangelizzato mentre gli ebrei non cercano di convertire gli altri, per gli egizi anche il  faraone era il dio vivente mentre i buddisti paiono ignorare proprio Dio.

Non possiamo allora pensare che tutte le religioni siano equivalenti, che un Dio ne vale un altro che una qualunque fede ha  lo stesso valore di tutte le altre. Questo modo di giudicare può essere coerente per chi non è credente in nessuna religione e quindi considera la religione solo  espressione di una civiltà, di un contesto storico determinato negando ad essa un valore di verità ma semplicemente  riconoscendo ad essa la pure funzioni di ordine sociale  quali la identità di un popolo, un codice di comportamento e altro.

 Ma una tale prospettiva certamente non può essere del credente che in quanto tale vede la religione non come una pura espressione dell’animo umano ma riconosce ad essa un fondamento oggettiva di verità trascendente

 Questo ovviamente non mette in forse il rispetto che si deve ai fedeli di ogni religione, a tutti quelli che in buona fede ritengono di osservare nell’ambito di una determinata religione i comandamenti divini

Tuttavia anche nella tolleranza religiosa vi sono limiti. Una fede non puo contraddire quelli che sono principi generali etici e di  civiltà : non potremmo certo permettere a degli Aztechi di offrire alla divinità sacrifici umani.

 

 

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