Pubblicato su www.cattolici.net        lunedi 7/8/06             HOME

Problemi e società

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ORA ET LABORA

 

di Giovanni De Sio Cesari

 

 

Non è infrequente nel mondo laico l’accusa al credente che egli  si limita alla  preghiera mentre in effetti sarebbe molto più utile e produttivo agire e anzi che la preghiera in realtà sostituisce l’azione e quindi in ultima analisi  divenendo  un surrogato dell’azione stessa  risulta  negativa  per l’andamento  del mondo stesso.

 L’accusa non è nuova: riecheggia ad esempio l’idea positivista che il diffondersi del cristianesimo  sia stata la principale causa della decadenza   medioevale o la teoria marxista secondo la quale la speranza del premio ultraterreno distoglierebbe il proletariato dalla rivoluzione.

 Non ci soffermiamo sull’analisi di simili teorie che comunque  la storia stessa ha dimostrato inconsistenti ma  ci limitiamo a qualche chiarimento del  senso della preghiera e dell’azione

Innanzi tutto è ovvio che la importanza della preghiera va sempre commisurata nell’ambito di una  visione religiosa : evidentemente chi non  crede  non prega nemmeno e sarebbe assurdo  valutare  una  azione con un criterio estraneo e antitetico alla sua ragion d’essere .

 Ma a parte tale osservazione ovvia va comunque approfondito il dualismo preghiera e azione

 Recita la regola aurea dei benedettini : ora et labora

 Ma questo non significa che i due concetti siano contrapposti mache l’uno e l’altro sono strettamente connessi

Il  lavoro era inteso come preghiera nel senso che l’uomo nel lavoro ringrazia il Signore delle sue grazie che ci ha elargito : ogni azione umana nel senso cristiano è pur sempre una preghiera.

 La preghiera nel senso comune del termine non è chiedere questo e quell’altro ma essa è lode e meditazione

 Come il Divin Maestro insegnava:  

 "Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole.

 Non fate dunque come loro, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: "Padre nostro che sei nei cieli...""

Per il cristiano nulla è possibile all’uomo senza l’aiuto di Dio e tutto è possibile alla onnipotenza divina: questo pero non significa fatalismo rassegnazione passiva alla realtà del mondo ma significa azione e preghiera perche è in esse  che l’uomo sui salva o si perde

E’ stato scritto  :

«Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

 

 Nessun vero cristiano quindi accetta le ingiustizie ,le malvagità  del mondo senza opporsi ad esse anche se questa opposizione significa per lui sofferenza e dolore e anche la morte: la storia dei cristiani è piena di martiri.

 Bisogna pero anche ammettere. magari a malincuore che talvolta qualcuno crede di mettersi l’anima in pace dicendo che ha pregato senza fare  più null’altro:  è più facile e meno faticoso pregare che agire e affrontarne le conseguenze: ma non è questo il senso del cristianesimo che è sempre impegno contro la ingiustizia, contro i mali del mondo pur nella consapevolezza che fino al giorno dell’ultimo giudizio bene e male saranno strettamente intrecciati

 

 

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