Pubblicato su www.cattolici.net   lunedi  14/3/2005               HOME

Problemi e società

Visite n 37235

LA GIUSTIZIA GIUSTA
di: Giovanni De Sio

Quando si parla di magistratura e di giustizia si pensa sempre alle disavventure giudiziarie di Berlusconi : allora la Destra attacca i giudici e la Sinistra fa quadrato o girotondi intorno ad essi. Ma è un modo errato di affrontare il problema. Berlusconi è un caso del tutto particolare, anomalo. Dimentichiamo allora questo caso unico ed eccellente e guardiamo all’andamento della giustizia nel suo complesso Si dice ufficialmente che bisogna aver fiducia nella giustizia e rispettare le sentenza ma In realtà noi continuamente restiamo “sconcertati”, come si usa dire, di fronte a tanti casi. A volte le sentenze appaiono contraddittorie fra i vari appelli e non si comprende come giudici diversi diano diverso giudizio su gli stessi fatti, esaminando gli stessi elementi, applicando le medesime leggi; altre volte le sentenze appaiono in contraddizione con un elementare senso di giustizia, ( pene troppo lievi, scarcerazioni facili per delitti raccapriccianti), altre volte ancor appare una evidente voglia di protagonismo di magistrati che adottano provvedimenti clamorosi verso persone che in seguito vengono prosciolte. Certamente le leggi possono essere inadeguate e errate, occorrono forse riforme e non dei semplici ritocchi , occorrono norme più efficienti e mezzi più adeguati: nessuno lo mette in dubbio. Tuttavia noi riteniamo che la giustizia non può esserci in un paese se non alberga nel cuore e nella coscienza di quelli che la amministrano Come in ogni campo non bastano mai solo mezzi e regole: occorre la persona, l’uomo che è sempre il valore centrale senza il quale tutto è vano. A questo proposito si nota che si diventa magistrati superando un difficile concorso in gioventù e poi si procede per anzianità senza nessun effettiva valutazione delle capacita. Ma il concorso prova soltanto che si hanno ottime conoscenze in giurisprudenza, magari che si ha una mente brillante: ma questo non basta a fare un buon giudice. Le conoscenze di base a livello teorico universitario, per tutte le carriere, è solo una condizione necessaria ma non sufficiente. Non si diventa top maneger perchè si è conseguito una brillante laurea, o avvocato o medico di grido perchè prima dei trenta anni si è mostrato una bella preparazione teorica, ma perchè si dimostra nel corso di tutta la propria carriera le proprie capacità Ma per la funzione di giudice invece basta una giovanile preparazione: come se per essere un buon giudice bastasse solo una buona conoscenza del codice e non occorressero dote di equilibrio, di saggezza, perspicacia, comprensione umana: anzi a volte accade che persone di grande intelligenza non siano affatto di grande equilibrio Il problema però più importante mi sembra la concezione generale delle leggi. Una consolidata tradizione pone giustamente in risalto che la moralità e la legalità non coincidano il che è certamente vero. Le leggi non possono tener presente la pura intenzione personale, non possono perseguire atteggiamenti generici come l’egoismo, la avidità che sono invece proprio pertinenza della morale. D’altra parte non necessariamente ciò che una legge vieta può essere considerato immorale: anzi classici sono i problemi della colpevolezza di chi da esecuzioni a leggi contrarie alla morale né può essere dato certamente allo Stato in nessun caso una specie di monopolio per stabilire il bene e il male. Tuttavia ciò non toglie che la ragione prima della promulgazione di una legge è un fine di giustizia: si proibisce ciò che non è giusto o almeno ciò che comunemente l’insieme della società considera riprovevole Non si può solo considerare l’interesse della società, il suo questo vivere, lo stabilità politica: di questo passo coerentemente potremmo trovare “giusta” una legge che prevedesse l’eliminazione di tutti gli handicappati ( il nazismo lo fece realmente in alcuni casi ) : sarebbe giovevole alla maggioranza, non si può negare, ma non sarebbe giusto. Non ci si può limitare e vedere solo gli interessi della società perché una società non si regge poi a lungo se non è retta da un ideale superiore di giustizia in cui tutti, a prescindere dai propri pur legittimi interessi personali, si riconoscano Forse direi provocatoriamente: sarebbe anche utile per i nostri giudici affiancare alla necessaria competenza giuridica anche un approfondimento dei valori etici.

Per critiche e commenti gdesio@libero.it

Per approfondimenti www.giovannidesio.it