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La Rivoluzione Arancione

In questi mesi  per la prima volta l’Ucraina ha avuto l’onore della cronaca in Italia a causa della “revoluzionere orangevin” ( la rivoluzione arancione). In realtà l’Ucraina è un paese quasi sconosciuto da noi perchè da sempre siamo abituati a considerarla una parte della Russia e pertanto  tendiamo a confonderla con essa.  Gli avvenimenti ucraini quindi sono scarsamente  compresi in Italia: cercheremo in questo articolo di comprendere gli avvenimenti di quel paese  partendo da quanto apprendiamo dai nostri amici ucraini e dall’esperienza che abbiamo avuto in occasioni di viaggi ( non a carattere turistico ) che abbiamo  compiuto in esso.

 In realtà l’Ucraina è un paese mal definito dalle sue attuali frontiere che sono quelle tracciate solo a carattere amministrativo ai tempi dell’URSS (come d’altronde tutte le altre frontiere degli  stati nati dalla sua dissoluzione)

Possiamo distinguere tre zone:occidentale, centrale e orientale. 

La  zona occidentale è formate dai  “oblast”  ( distretti) che sono entrati nell’URSS solo in seguito all’invasione sovietica del 39 e poi del 44. Dal 600 fecero parte della Polonia, alla fine del 700 passarono dell’ impero d’Austria  e alla sua dissoluzione nel 1918 tornarono alla Polonia  Gli abitanti di questa zone appartengono religiosamente alla “Serqua cattoliska” (chiesa cattolica) che segue il rito orientale, definita anche c “uniate” ma è termine non gradito ai suoi aderenti.  Per motivi storici e religiosi quindi gli abitanti di questa zona sono molto più vicini all’Occidente che alla Russia. La città principale  è “L’viv” ( L’vov in russo): significa “ leone” da cui la strana traduzione  tedesca in “Lemberg” e in Italiano Leopoli: la città, per struttura architettonica  e carattere è molto simile a Praga e molto lontana quindi dal modello di Mosca e delle altre città russe.

Soprattutto però in queste regione i russi vengono identificati  come i “comunisti” accomunando i due termine  con quanto c’è di più odioso. Spesso ho chiesto perchè tanto risentimento. Mi hanno allora raccontato a mò  di esempio questo fatto. Esisteva un grande antichissimo complesso monacale,  Univskalavra ( convento di Univ) risalente al medioevo e tenuto dai monaci studiti  (ordine simile ai Benedettini occidentali) : quando  arrivarono i Russi  (cioè i comunisti ) una notte tutti i monaci furono portati via e di essi non si seppe più niente, fucilati o spariti  nei Gulag della Siberia. Il complesso  fu adibito a clinica psichiatrica. Ho visitato il convento che  è  stato restituito agli studiti e in lenta ricostruzione e realmente ho trovato tutte le antiche opere d’arte spezzate o sfigurate.  Io non ho conferma dell’atroce eliminazione dei monaci ma l’importante è che esso viene creduto  come vero

 In queste regioni quindi vi è la maggiore opposizione alla nomenclatura ora al potere  che in effetti è costituita dai vecchi quadri del Partito Comunista. Mi dicono che nelle elezioni  poi invalidate ci  sarebbero state macroscopiche  irregolarità e risultano ad esempio  votanti anche i morti.

 La parte centrale della Ucraina ( dove è la capitale, Kiev )  invece ha fatto parte fin dal 600  delle Russia , i suoi abitanti aderiscono alla  “Serqua  Pravoslavna”  (  Chiesa ortodossa) che però dopo l’indipendenza politica da Mosca è divenuta autocefala e non è più legata al Patriarcato di Mosca. Pure qui però la volontà di indipendenza è molto forte legata ad antico nazionalismo mai sopito e che trova la sua espressione nella lingua Ucraina: al tempo dell’Unione Sovietica invece essa era considerata semplicemente un dialetto del russo e escluso dalla scuola e da tutti gli atti ufficiali. In verità mi pare abbastanza diverso dal russo ma si sa il problema se una parlata sia lingua o dialetto è un problema più politico che  linguistico.

Molti sono però coloro che non parlano l’ucraino ma solo il russo e questi diventano prevalenti negli oblast (distretti ) orientali. Anche costoro aderiscono alla “Serqua  Pravoslavna”   ( chiesa ortodossa) ma a quella dipendente dal patriarcato di Mosca. Un situazione quindi abbastanza intricata.

Tuttavia secondo la mia personale opinione non si tratta di uno scontro etnico, culturale, religioso  ma questa componente che appare più evidente sia in effetti secondaria: sarebbe infatti  errato pensare che tutti parlanti ucraini votino per Jushenko e tutti i russofoni per Janukovich

 Il cuore del problema ci pare invece un altro, di carattere sociale ed economico. Il crollo delle strutture dello stato comunista è stato troppo improvviso ed ha lasciato un grande vuoto. Mi dicono che durante il comunismo gli ucraini  non si rendevano conto veramente  della loro povertà e arretratezza rispetto ai popoli dell’Occidente per la impossibilità reale di avere contatti con i paesi dell’Occidente  e anche con i parenti emigrati in tempi anteriori al comunismo. Ma nel momento in cui il regime è crollato così improvvisamente è anche rimasto un grande vuoto e sono venute meno quelle certezze di vita e di lavoro che, se pure modeste, erano comunque assicurate dallo stato socialista. In tutti è nato il desiderio di raggiungere i livelli dei vicini occidentali. Ma in effetti  gli stipendi sono miserrimi, specie se confrontati  con la grande voglia di  raggiungere i livelli di vita occidentali. Un infermiere guadagna l’equivalente di 40 euro al mese un medico circa 70, un insegnante intorno a 50 e per di più gli stipendi vengono pagati con molto ritardo. In pratica, in queste condizioni (che ci ricordano quelli del nostro immediato dopoguerra) ciascuno cerca di arrangiarsi come meglio può. Chiunque ha un pò di potere cerca di metterlo in  vendita per arrotondare lo stipendio assolutamente insufficiente. Tutto quindi in Ucraina può essere venduto  e comprato: un buon posto statale può costare fino a 1000  euro, un posto in una scuola universitaria 400 euro, un visto per l’estero circa 800  e cosi via. La parte del leone in questo gigantesco affare spetta naturalmente  alle forze di polizia che hanno la maggiore autorità. Nella scorsa estate benchè le autorità italiane  avessero   consentito il rientro anche a chi non avesse il sospirato rinnovo del permesso di soggiorno tuttavia i poliziotti pretendeva somme ragguardevole dagli emigrati per lasciarli ripartire. Burocrazia e mafia tendono quindi a identificarsi: non intendono perdere la fonte del loro guadagno che poi è la fonte della sopravvivenza per le rispettive famiglie. Ma così agendo essi tendono anche  spezzare ogni vero sviluppo. Abbiamo personalmente sperimentato questo fatto: abbiamo cercato di metter su un iniziativa a carattere no profit per l’artigianato ucraino in Italia : nessuno ci ha ostacolato ma appena siamo andati via sono stati minacciati tutti gli ucraini che volevano partecipare perchè il gruppo locale di potere  temeva di perdere il controllo della situazione e i relativi guadagni.

 I tanti i cittadini che partecipano alla  “revoluzionere orangevin” intendono soprattutto spezzare questo intreccio politico mafioso: non si tratta quindi, come può sembrare, di uno scontro fra russi e ucraini ma delle nuove forze vive e produttive contro il vecchio apparato burocratico: che poi  Jushenko  riesca effettivamente a portare in Ucraina una amministrazione “normalmente onesta” è poi cosa che non siamo in grado di prevedere

di Prof. Giovanni De Sio


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