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Disordini a Capitol Hill  

visti dall Italia

 

Assalto al Campidoglio

 

 

Giovanni De sio Cesari

www.giovannidesio@.it

 

In tutto il mondo le immagini dell’assalto al Campidoglio hanno destato immenso clamore mediatico : sconcerto  nei paesi democratici, soddisfazioni in quelli non democratici e comunque per qualche motivo nemici degli USA

Anche nel campo delle democrazie, nelle discussioni politiche, all interno e fuori dell’America, l ‘episodio è stato  ingigantito negli avversari di Trump come un pericolo mortale della democrazia Nel campo dei sostenitori non si giustifica l ‘episodio ma in qualche modo si addita   un  disagio profondo di una parte importante  dell’America  (e poi anche dell’Europa=)  dei working poor, della crisi della classe media . dei penultimi come si usa pure dire

 Se valutiamo però il fatto nella  sua oggettività il suo significato va molto ridimensionato. Non si tratta di una assalto alle istituzioni organizzato e preordinato come in uno dei tanti colpi di stato sud-americani  o dei paesi della democrazia incerta  sparsi  il mondo. Quelli che hanno invaso il Campidoglio non erano affatto un gruppo organizzato  ma solo una folla informe  che non si rendeva nemmeno conto di quello che faceva. Tutti si mostravano apertamente, si facevano i self senza rendersi contro della gravità delle  loro azioni, di commettere oltre tutto reati gravi. Si trattava di una folla di  fuori di testa, diremmo : si vedeva uno vestito da sciamano, un altro da super eroe, tutti parlavano di un complotto , perfino di una rete di pedofili che si erano impadroniti  delle  istituzioni democratiche . Insomma gente fuori controllo che compiono atti  imprevedibili, che vi riesce proprio perché imprevedibili: chi mai poteva pensare che quelli esagitati avrebbero addirittura invaso il Campidoglio e infatti  le forze dell’ordine sono state  prese del tutto  impreparate per quello che era qualcosa di inconcepibile, mai avvenuto nella storia.

Non si è trattato nemmeno di una dimostrazione contro la  democrazia una specie di marcia su Roma americana. Quelli che dimostravano  non lo facevano  contro la democrazia anzi intendevano difendere la democrazia da quello che essi consideravano un ben orchestrato  colpo di stato  effettuato  modificando massicciamente il responso  delle urne.

 Quindi in nessun modo la democrazia americana è stata messa in  discussione

 Grandi responsabilità ricadono su Trump: in realtà però nemmeno lui aveva previsto un esito tanto inatteso . Intendeva solamente promuovere delle  manifestazioni contro gli asseriti brogli  elettorali ma la cosa gli è sfuggita di mano.

 Ma la sua responsabilità davvero grave è proprio nel promuovere tali manifestazioni: senza nessuna prova , con ricorsi respinti in tutte le sedi,  mettere  in dubbio  l’esito delle  elezioni è un colpo gravissimo alla democrazia. Infatti la democrazia non poggia solo su libere elezioni pluralistiche e sulla liberta di opinione o di organizzazione  ma anche sulla reciproca legittimazione: chi perde riconosce  la legittimità di governare a chi ha vinto le elezioni. Mettere in dubbio gli esiti è proprio delle democrazie incerte del terzo mondo  nei quali  sempre in fondo resta il dubbio sulla correttezza delle elezioni il vincitore  viene sospettato di brogli  che a volte ci sono stati veramente. Una democrazia completa e matura come quella più antica del  mondo non può essere toccata da dubbi del genere.

E questo ci porta alla personalità  di Trump che  ci pare del tutto inadeguata al ruolo che per quattro anni ha ricoperto. Incostante, impulsivo, bizzoso perde continuamente i propri  collaboratori, incapaci di restare  al suo fianco, manca proprio del senso dello stato e del  rispetto per  le regole che  regolano le democrazia:  in questa occasione  ha dimostrato proprio la sua profonda incapacità di  ricoprire il suo ruolo. che comporta il potere più grande del mondo intero

E vero che ha avuto contro tutto l’establishment , tutti quelli che contano  nella formazione della opinione  pubblica: si veda ad esempio la censura che social hanno  importo  niente di meno che al presidente degli Stati Uniti, una cosa davvero senza precedenti.

Tuttavia  occorre spiegare perchè, malgrado tutti questi evidenti limiti e inadeguatezze, Trump ha avuto tanto successo In effetti anche nelle ultime elezioni ha ricevuto pressappoco la meta dei voti. Il problema è che Trump ha sollevato quello che è un problema fondamentale  non solo degli USA ma di tutto il mondo economicamente avanzato: la crisi della classe media. Il contrasto ottocentesco proletariato- borghesia si è dissolto di fronte al fatto che la classe media invece di sparire, come previsto dal marxismo, in realtà si è ampliata   finendo con il costituire la grande maggioranza della popolazione, lasciando da una parte un piccolo numero di ricchissimi e dall’altra un altro piccolo numero di emarginati (i poveri diciamo classici)   per i motivi più vari, Nell’ultimo ventennio però la classe media è andata scindendosi in una parte sempre piu prospera e un’altra parte una sempre più povera e precaria ( i nuovo poveri, i working poor). Trump ha colto come  centrale questo problema e ha avuto quindi l’appoggio massiccio  e malgrado al sua inadeguatezza ha raggiunto risultati  apprezzabili  soprattutto lo sviluppo della occupazione. Durante la  sua amministrazione  si è avuto non solo un boom economico ma soprattutto la disoccupazione è stata contenuti in limiti strettissimi  come ai tempi d’oro del grande sviluppo degli USA

 Il risultato è stato raggiunto respingendo o meglio limitando  la globalizzazione e la immigrazione illegale e d diminuendo le tasse senza preoccuparsi dell’aumento del  debito pubblico. L’esplodere della pandemia ha  alterato ogni parametro di confronto e quindi  non si può tener conto degli ultimi mesi.

 Caduto Tump non è che il problema della working poor sia venuto meno: esiste ancora  anzi si è aggravato oltre modo con la pandemia. Ora occorre che la nuova amministrazione prosegua nell’opera di risollevare la economia soprattutto dei più poveri- Il fine potrà essere conseguito anche con mezzi diversi :  ad esempio con una politica meno propensa alla diminuzione delle tasse  e con l’ampliamento dello stato sociale.  Ma nel complesso noi riteniamo che comunque  la nuova amministrazione  senza le asprezze e le bizzarrie  di  Trum , ne seguirà sostanzialmente le  politiche interne ed esterne.

 

 

 

 

 

 

 

 

6 gennaio 2021: assalto al Capitol Hill

 

 

Sara Occhipinti

https://www.altalex.com/documents/news/2021/01/14/capitol-hill-e-democrazia-americana-cosa-successo

Il 2021 si apre con un fatto storico. Per la prima volta dalla proclamazione dell’indipendenza nel 1776, un gruppo di cittadini americani ha dato l’assalto al palazzo del Congresso americano. Mentre senatori e deputati si trovavano riuniti per certificare l’elezione del nuovo Presidente Joe Biden, i sostenitori del Presidente uscente e candidato sconfitto, hanno fatto irruzione nel Capitol Hill per contestare il risultato elettorale. Prima ancora dell’insurrezione dei trumpisti, alcuni senatori e deputati del Partito Repubblicano avevano promosso una risoluzione per obiettare alla volontà dei Grandi Elettori, (un fatto più unico che raro), sostenendo che ci fossero stati brogli nelle elezioni presidenziali.

I fatti del 6 gennaio sono stati definiti l'attentato alla più importante democrazia del mondo. Fanno tremare le vene ai polsi  dichiarazioni strumentali come quelle del presidente dello stato islamico iraniano, secondo cui “Ciò che è avvenuto a Washington dimostra che fallimento sia la democrazia occidentale

Le elezioni americane rappresentano infatti da secoli l’icona della democrazia occidentale, che la potenza militare degli Stati Uniti ha innalzato come proprio vessillo nel mondo.

A turbare di più le coscienze, è il fatto che l’attentato non sia venuto da fuori, dai cattivi contro i buoni, come in certa filmografia statunitense, ma dagli stessi elettori americani. Attenzione. Non è la prima volta che il risultato delle elezioni americane viene contestato. Poco lontana nel tempo è l’elezione di G.W.Bush che ha fatto ricorso alla Corte Suprema per vedersi attribuire i voti elettorali della Florida, e quindi essere eletto Presidente. Nel sistema americano è frequente il rischio di contestazione del voto elettorale. Ma la contestazione è stata sempre espressa nel “sacro” rispetto delle regole istituzionali sancite dalla Costituzione americana.

Ed è forse questa sacralità che è stata messa in bilico dai fatti di Capitol Hill.

Le cause: il populismo o la crisi della democrazia americana?

La condanna dei facinorosi è stata subito condensata in una parola: populismo.

La facile conclusione che rimbalza in queste ore sui media è che il populismo, che esalta le istanze del popolo contro il modello delle democrazie rappresentative,  stia minacciando le basi della democrazia occidentale. Chiudere i profili Twitter e Facebook di Trump o di chiunque adotti un linguaggio "populista" diventa allora come  negare l'imbarco su un aereo a un fondamentalista islamico.

Ma sarà tutta colpa del populismo? È difficile crederlo, soprattutto pensando  ad un popolo, come quello americano, che a differenza dei popoli europei, fonda la propria identità nazionale non su valori etnici o culturali da sempre eterogenei, ma proprio su quella carta costituzionale che i fatti del 6 gennaio hanno messo in discussione.

Viene il dubbio che la frettolosa sentenza nasconda problemi ben più complessi, interni alla struttura democratica americana, e alla sua capacità di essere ancora rappresentativa dell’elettorato.

Il modello americano, immutato da oltre 200 anni, è ancora l'icona di democrazia nel mondo?

La costituzione americana, immodificata dal 1789, è capace di rispecchiare i profondi mutamenti sociali dell’America?

È giusto parlare ancora di “democrazia” davanti a un potere presidenziale talmente accresciuto negli ultimi cento anni da esser stato definito “Presidenza Imperiale”?

Molti osservatori rilevano che la centralizzazione del potere in mano al Presidente ha reso sempre più difficile la vita al pluralismo della società americana, esacerbando la convivenza di diverse razze, religioni e culture.

L’illustre costituzionalista Sabino Cassrse, già presidente emerito della Corte Costituzionale italiana,  segnala da tempo le debolezze della Costituzione americana. Il professore rileva un paradosso: che la Carta americana, rigorosamente fondata sul principio di separazione dei poteri, ha finito per produrre ciò che più voleva scongiurare. La prima Costituzione del mondo, immodificabile,  ha visto nel corso della storia verificarsi la massima concentrazione del potere in capo ad un solo uomo, senza poter apportare alcun correttivo. “Il ruolo dominante degli Stati Uniti nel mondo, la forza conferita agli Stati Uniti dal dominio nucleare, gli equilibri internazionali costituitisi dopo la seconda guerra mondiale, hanno arricchito enormemente i poteri del presidente degli Stati Uniti, mentre la costituzione di quel paese è sostanzialmente immutabile, a causa delle difficoltà di emendarla.

È interessante allora indagare dal di dentro le cause della crisi della democrazia statunitense, per evitare che anche il processo di integrazione europea accelerato dalla crisi pandemica, ripeta gli stessi errori.